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DA ARISTO

Avevo passato la mattinata scivolando tra le curve dell'Orecchiella, di tanto in tanto mi fermavo ad ascoltare il silenzio e allo stesso tempo mi godevo i colori e la luce che illuminavano le abetaie. Stavo bene. Pian piano ero rientrato nella civiltà. Al posto del silenzio clacson isterici, i colori vividi del bosco si erano trasformati nelle tre tonalità sempre uguali dei semafori e dei freni delle auto. C'era da deprimersi. Prima di rientrare decido di fare un salto a Barga a vedere le nuove statue avveniristiche che hanno installato nel centro storico. Nel borgo vecchio non c'è nessuno, i miei passi rimbombano prepotentemente tra le mura. Arrivato al comune, con mio grande piacere vedo che il mio posto preferito, ovvero Da Aristo, è aperto. Non ci penso due volte ed entro, la ragazza mi riconosce, facciamo due chiacchere e poi mi siedo fuori. Folate di un vento dispettoso si rincorrono tra gli antichi palazzi, gli stessi che, a Settembre, faranno riecheggiare il suono, a me tanto caro, delle cornamuse. Mi viene servito un generoso tagliere comprensivo di crostini, formaggi e affettati, c'è anche il Mallegato che da queste parti chiamano Biroldo. Mangio con le mani, le stesse con le quali spezzo un pane nero fatto con grani antichi. L'acute note delle cornamuse mi riecheggiano in testa, rivedo i kilt con i colori dei vari clan. Butto giù un sorso di birra e quel groppo salito in gola...


Piazza Salvi 6. Barga (Lu)

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